Emilia-Romagna a Vinitaly 2026: filiera unita, 90 espositori e il passaggio da Bottura a Cracco

A Verona la Regione si presenta con un racconto corale che intreccia vino, Dop economy, turismo e alta cucina, puntando su coesione istituzionale, promozione territoriale e nuove occasioni di business
© Articolo di Pierluigi Papi
L’Emilia-Romagna si prepara a Vinitaly 2026 con un’impostazione compatta e fortemente identitaria. La partecipazione al Salone veronese del vino, in programma dal 12 al 15 aprile, non viene presentata come semplice vetrina commerciale per la regione ma come occasione per raccontare un sistema che tiene insieme produzione, consorzi, turismo e ristorazione.
Il Padiglione 1, coordinato da Enoteca Regionale con Regione Emilia-Romagna e APT Servizi Emilia-Romagna, ospiterà 90 espositori, in crescita del 13% rispetto al 2025, 16 masterclass e due format gastronomici firmati da Carlo Cracco, chiamato a raccogliere il testimone dopo l’esperienza dello scorso anno con Massimo Bottura.
Un Vinitaly costruito sulla coesione della filiera
Nel presentare l’edizione 2026, istituzioni e rappresentanti del comparto hanno insistito soprattutto sulla necessità di mostrarsi compatti in una fase non semplice per il mondo del vino. Tra tensioni geopolitiche, aumento dei costi, cambiamenti nei consumi, criticità climatiche e un confronto pubblico spesso semplificato sul tema dell’alcol, l’Emilia-Romagna sceglie di portare a Verona l’immagine di un territorio che prova a fare gruppo.
A sostenere questa impostazione ci sono anche i numeri. La Dop Economy regionale vale 3,9 miliardi di euro, di cui 455 milioni attribuiti al comparto vitivinicolo. Un dato che aiuta a leggere il peso economico della filiera dentro un sistema agroalimentare ampio e riconoscibile, forte di 44 prodotti Dop e Igp già certificati, a cui si aggiunge l’arrivo dell’Erbazzone Reggiano Igp, destinato a diventare il 45° riconoscimento.
Per il 2026, inoltre, la Regione ha annunciato uno stanziamento di 26 milioni di euro a favore della filiera vitivinicola, segnale di una volontà politica che accompagna la presenza in fiera con misure concrete.
Il Padiglione 1 tra vino, consorzi e promozione del territorio
Durante le quattro giornate di Vinitaly 2026, il Padiglione Emilia-Romagna riunirà piccole, medie e grandi aziende del settore, affiancate dai principali consorzi di tutela e da alcune realtà simboliche dell’agroalimentare regionale. Accanto ai produttori del vino saranno presenti infatti anche il Consorzio Parmigiano Reggiano e i consorzi del Lambrusco, dei Vini di Romagna, dei Colli di Parma, dei Colli Piacentini e dei Vini Doc Bosco Eliceo.

L’obiettivo resta commerciale, con particolare attenzione agli incontri con buyer stranieri e operatori italiani, ma la Regione sembra voler insistere anche su una lettura più ampia del vino come porta d’accesso al territorio. In questa chiave, la partecipazione a Vinitaly diventa uno strumento di posizionamento per l’intera destinazione Emilia-Romagna, dove l’esperienza enologica si lega alla cucina, ai paesaggi, alle città d’arte e all’accoglienza.
Il passaggio di testimone tra Massimo Bottura e Carlo Cracco
Tra gli elementi più visibili dell’edizione 2026 c’è il cambio di regia sul fronte gastronomico. Dopo il progetto firmato nel 2025 da Massimo Bottura con il ristorante “…al Massimo”, quest’anno sarà Carlo Cracco a interpretare l’offerta culinaria del Padiglione 1.
Bottura ha definito Cracco un amico prima ancora che un collega, sottolineando la fiducia nel suo approccio e nella sua capacità di dare continuità a un progetto che mette al centro l’Emilia-Romagna. Da parte sua, Cracco ha letto questo invito come un segnale di condivisione tra cuochi e territori, insistendo sull’idea che la cucina acquisti forza quando si inserisce in una visione collettiva.
La presenza dello chef si tradurrà in una doppia proposta. Da un lato ci sarà il ristorante “Cracco a Vinitaly”, che offrirà una lettura gastronomica più strutturata; dall’altro la “Pizzeria by Cracco”, formula più immediata ma coerente con una cucina diretta a pubblici diversi senza rinunciare alla firma d’autore.
La presenza di Carlo Cracco non è collegata soltanto alla sua firma prestigiosa ma al fatto che, insieme alla moglie Rosa Fanti, ha lanciato il progetto VistaMare a Santarcangelo di Romagna
La Via Emilia come racconto identitario
Sul piano della comunicazione, l’edizione 2026 punta su un concept che usa la Via Emilia come asse simbolico. La strada diventa il filo che unisce città, campagne, colline, Appennini e mare, trasformandosi in metafora di una regione attraversata da produzioni, paesaggi e culture differenti ma tenute insieme da una forte continuità territoriale.
Anche la nuova veste grafica del padiglione nasce da questa impostazione. Il claim “Vieni via con Me” accompagna un allestimento costruito su macchie di vino che ridisegnano i confini dell’Emilia-Romagna e suggeriscono un’idea di condivisione. Il messaggio è chiaro: invitare visitatori e operatori a entrare in una dimensione conviviale che non separa il bicchiere dal contesto in cui quel vino prende forma.
Masterclass sul l vino emiliano-romagnolo
Il programma prevede 16 masterclass, quattro per ciascuna giornata, per approfondire i vini del territorio e offrire una lettura articolata della produzione regionale.
Per aggiornamenti sul Vinitaly 2026: www.vinitaly.com


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